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Manifesto dei Democratici e i Liberali per l’Europa e contro la deriva populistica (proposta)

Il voto del 4 marzo ha espresso una tendenza non per il cambiamento, che di per sé sarebbe positiva, ma direttamente per una preoccupante discontinuità rispetto ad alcuni principi che i democratici e i liberali considerano una precondizione per una democrazia pluralista ed inclusiva.

Questi principi sono soprattutto europeismo, libertà di mercato e di commercio, garantismo, Stato di diritto e visione laica di solidarietà in un mondo globale.

Perdere o attenuare questi valori per rassegnazione rispetto a un clima di protesta molto diffuso e di facile presa, senza costruire nuovi equilibri stabili, può annullare anche in tempi brevi conquiste frutto di una lunga e sempre a rischio crescita della libertà e della democrazia.

Occorre oggi una paziente opera di ascolto e un atteggiamento di rispetto verso processi storici in atto, per coglierne gli aspetti di verità e di utilità, distinguendoli da un arretramento culturale frutto delle semplificazioni tipiche del populismo.

Occorre una risposta liberale a fenomeni come globalizzazione, resistenze sovraniste, disuguaglianze sociali, anti politica e, in economia, derive protezionistiche con inesorabili ripercussioni sui rapporti di forza, anche militari, tra gli Stati.  Non possiamo sottovalutare le dinamiche di un mondo in cui si affermano la presidenza Trump, le autocrazie russe e turche, e in cui la seconda potenza economica mondiale sceglie le leadership a vita.

Il metodo liberale indica la necessità di mettere in campo responsabilità e partecipazione, adottando sempre la regola del dubbio rispetto alle certezze, della verifica rispetto alla rappresentazione sbrigativa della politica.

Il risultato elettorale italiano va rispettato e meditato, evitando innanzitutto di distinguere gli elettori tra vincitori e sconfitti, perché a vincere o perdere sono eventualmente i destini del Paese tutto.

La questione riguarda i partiti, in primo luogo il PD, che ha certamente pagato – insieme agli errori politici che vanno esaminati con franchezza – anche la fatica di scelte di riforma non facili ma necessarie in materia di lavoro, di sostegno attivo e non assistenziale ad una economia in crisi, di diritti civili, di revisione costituzionale.

Per i liberali e democratici che hanno guardato con fiducia ai governi Renzi e Gentiloni, apprezzandone i riferimenti internazionali e il riformismo, restano da compiere – in continuità – ulteriori progressi che non contraddicano gli sforzi compiuti, nella consapevolezza che l’opposizione è un grande ruolo democratico.

Il PD è stato sconfitto, ma l’evoluzione della sua linea riformista non deve essere interrotta: alla sua sinistra c’è stata l’inesistenza di LEU.

Occorre, al di là del PD, una attenzione non superficiale al comportamento complessivo di quell’italiano su due che ha resistito di fronte alla suggestione del radicalismo anti sistema, di un rifiuto della responsabilità rispetto a programmi e promesse fuori dalla realtà possibile, e quindi di per sé capaci di preparare solo nuove delusioni, in una spirale negativa che può spezzare il rapporto tra elettori ed eletti.

Rappresentare la razionalità rispetto all’emotività, dar rilievo e importanza a quanti – nei diversi schieramenti – hanno tenuto ferme convinzioni riformiste, respingendo utopie e semplificazioni demagogiche significa dar forza a milioni di italiani che non debbono essere consegnati alla resa rispetto a un flusso vincente nei numeri, ma oggettivamente privo di un’idea comune per il futuro del Paese.

E’ una preoccupazione, questa, di carattere trasversale che va ben al di là dei confini del PD e di +Europa che queste posizioni hanno difeso nella confusione di una campagna elettorale tra le peggiori di sempre, caratterizzata dalla semplificazione degli slogan e delle promesse, mai sottoposte almeno al confronto diretto davanti agli elettori.

Tutto ciò premesso, i partecipanti al Convegno dei democratici e liberali riuniti a Roma il 25 marzo 2018 ritengono che:

  • La soluzione della crisi aperta dal voto del 4 marzo debba essere trovata dando prioritariamente e legittimamente alla coalizione di maggioranza relativa e ai partiti premiati dal voto in crescita, la responsabilità di indicare risposte di governo del Paese, ferma restando la funzione costituzionale del Presidente della Repubblica, mai come oggi tanto essenziale.
  • Le forze riformiste all’interno dei due tradizionali schieramenti di centrodestra e centrosinistra debbano svolgere una funzione di vigilanza democratica rispetto ad alcuni caposaldi che riguardano il Paese intero per il suo presente e il suo futuro nel contesto internazionale.
  • Che i principi di fondo di questa azione critica e costruttiva non possano che essere:
    1. La scelta di fondo europea, sapendo distinguere, all’interno dell’attuale UE, le differenze profonde tra le suggestioni nazionalistiche che portano lontano dagli interessi italiani il gruppo dei Paesi del patto di Visegrad rispetto alla linea del rinnovato rapporto tra Francia e Germania, rafforzato dalla coalizione tedesca e dalla scelta forte della Francia dopo le elezioni presidenziali del 2017. Tutto ciò anche come risposta da costruire nel dialogo con il blocco dei Paesi dell’austerità economica, oggi guidati dall’Olanda, perché possano essere positivamente risolte questioni come Unione Bancaria, bilancio comunitario e immigrazione tra i primi.
    2. Il rafforzamento, in questo quadro, dei rapporti preferenziali dei liberali e democratici italiani con esperienze culturalmente omogenee come quelle di “En marche” in Francia e “Ciudadanos” in Spagna.
    3. L’indicazione di una politica economica alternativa a quella dei dazi e dei protezionismi a quella che rallenta essenziali trattati di libero scambio, e inoltre contraria all’assistenzialismo clientelare, nella convinzione che il disagio sociale e le diseguaglianze di prospettiva per i giovani e per i territori meno favoriti del Paese, si risolve con lavoro di qualità, formazione, scuola, innovazione e ricerca e non con la scorciatoia delle provvidenze di stato. Per le aree di lavoro a rischio non con la difesa ad oltranza del posto di lavoro, ma con l’attenzione al lavoratore come persona. Il tutto in un quadro di flessibilità, concorrenzialità, liberalizzazioni, privatizzazioni, apertura ai mercati, completamento di grandi opere infrastrutturali sovranazionali.
    4. Il rifiuto di indulgenze giustizialiste, per il rispetto rigoroso dello stato di diritto, e per il rilancio del valore alto e positivo della politica come elemento etico e culturale e non come bersaglio del neo qualunquismo nazionale.
    5. Lo sviluppo dei diritti civili, compresi quelli per gli immigrati, le nuove regole di rispetto dei diritti umani anche nelle Carceri, e in generale per le minoranze di qualunque genere.

È sui contenuti e non sulle alchimie di schieramento che il Paese può sperare di uscire da una crisi politica che rischia di bloccare i segnali di ripresa economica e di crescita sociale.

È stato colpito un intero sistema, ma restano fondamentali valori e principi di fondo senza i quali a perdere saranno non le élites privilegiate obiettivo di questa protesta, ma i più giovani e i più deboli.

Per questo è necessario riportare al centro l’idea di cittadinanza, ancora più’ significativa e significante in un momento in cui si privilegia la derubricazione a massa, pubblico, platea, clientela, dimenticando la persona.

Roma, 25 marzo 2018

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