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Rassegna Stampa ~ ripartire dal lingotto:appello a walter veltroni
25/1/09
Sono oramai alcuni mesi che si dibatte sulle prospettive di un Partito, il PD, che costituisce, oggettivamente, la più grande e rilevante sfida culturale e politica dal secondo dopoguerra ad oggi, con rilevanti e significative ricadute sulle appartenenze ideali europee ed internazionali.
Questa verità incontrovertibile risulta oscurata dall’eterna e stucchevole querelle tra dalema e veltroni, e, peggio, tra dalemiani e veltroniani, ed ancora dal conflitto tra gli apparati degli ex popolari e degli ex pds-ds.
I milioni di partecipanti alle primarie e di elettori del PD restano smarriti davanti ad un dibattito introverso, ripiegato su aspetti gestionali e di posizionamento tattico interno.
Chi scrive non proviene dagli apparati, nè dalle culture politiche maggioritariamente rappresentate nel PD ( quella ex pds/ds e quella popoiare), ma è un liberale, da sempre impegnato a costruire un partito unitario dei democratici, dei progressisti, dei riformisti e riformatori (a partire da Vesro Alleanza Democratica).
Walter Veltroni nel discorso del Lingotto aveva disegnato una piattaforma culturale e programmatica che rappresentava ( e rappresenta) la base in cui si riconoscono non gli ex dc, pci-pds-de,pli,psi,pri e via discorrendo, ma i democratici, europeisti e riformatori.
Occorre ripartire da quelle suggestioni, e far emergere una classe dirigente innovativa e credibile, rifiutando logiche di cooptazione.
Tale obbiettivo necessita di dibattito, di luoghi dove questo possa svolgersi, senza timori reverenziali, nè riserve identitarie, ma consapevoli che il PD è una sfida già vinta, che ha consentito di andare oltre steccati e appartenenze datate.
Un partito a vocazione maggioritaria non deve, non può temere diversità al suo interno.
Il minimo comun denominatore deve esistere, ma va trovato attraverso sintesi alte, non mediante reticenze ipocrite.
Ripeto.
La piattaforma che Veltroni aveva fissato al Lingotto costituisce il minimo comun denominatore.
Nè si trattava solo di una piattaforma per il governo del Paese, buona per l’appuntamento elettorale di aprile 2008.
Era e rimane il punto di riferimento che ha consentito a tutti noi, impegnati nella costruzione del pD, di riconoscersi in un progetto comune e condiviso.
L’appello è quindi a Walter Veltroni, in primo luogo, perchè rilanci quell’atto fondativo, ed apra un dibattito che si concentri non sui posizionamenti tattici, ma sia finalmente estroverso, rivolto alla società italiana, che cerca alternative ad una destra populista e ripiegata su se stessa, incapace di cogliere i segni della modernità.
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