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SL Magazine ~ PD, Partito dei democratici italiani, non di ex socialisti ed ex democristiani

6/12/08

editoriale pubblicato su www.liberalpd.it

PD, Partito dei democratici italiani, non di ex socialisti ed ex democristiani




Di Gianfranco Passalacqua
Coordinatore Nazionale di Sinistra Liberale
Esecutivo Nazionale Liberal PD


Il dibattito che si è sviluppato dalle parti del PD sulla sua futura collocazione internazionale invita a qualche riflessione.

Lo scontro tra socialdemocratici e popolari, dal vago sapore anni ’70, rappresenta la negazione delle premesse costitutive del PD.

Si dimentica che tra le culture fondative del PD un ruolo centrale riveste quella laico-liberaldemocratica, e che l’obbiettivo non era rientrare in uno dei contenitori di provenienza ma costruire una nuova appartenenza.

In Europa il campo progressista è certamente socialista , ma anche ( su alcuni temi, direi soprattutto) liberale, mentre quello conservatore si identifica maggioritariamente col PPE.

Ignorare questo dato di fatto è frutto di ignoranza o malafede.
E non so cosa sia peggio.

Il rischio che si corre proseguendo con un dibattito datato e fuorviante è quello di procedere come la nota figura mitologica con la testa rivolta all’indietro.

Chi scrive, liberale da sempre ( come molti altri, ben più autorevoli e rappresentativi, da Valerio Zanone ad Enzo Bianco), non ha lavorato dentro il PD negli ultimi anni per poi dover scegliere se morire socialista o democristiano.
Ha piuttosto deciso di vivere da democratico.

Il PD è nato con la piena consapevolezza di essere innovativo rispetto alle tradizionali appartenenze riformiste del ‘900.

Non possiamo retrocedere rispetto a quella che è la sua ragione fondativa, che va piuttosto condivisa a livello europeo ed internazionale, in rapporto virtuoso con le grandi famiglie riformiste , a cominciare da quelle socialdemocratica e liberale ( che comunque non esauriscono il campo progressista), individuando formule moderne di raccordo, come d’altronde già sperimentato dai Democratici americani ( che infatti partecipano ai lavori sia dell’Internazionale Liberale che di quella socialista).

Non si tratta pertanto di scegliere tra socialisti e liberali, ma di definire una tavola di valori,e condividerla ad ogni livello, facendosi protagonisti di una nuova stagione di cambiamento.

L’alternativa da sottoporre all’Italia oggi deve essere quella tra una sinistra liberale ed una destra conservatrice.

Scriveva Paolo Battistuzzi nel 1994 : “ Sono convinto da sempre che lo spazio liberale sia all’interno di una sinistra riformista e democratica, e che solo così si possa essere liberali e che solo con i liberali la sinistra sarà tale.”

Walter Veltroni pochi giorni fa, replicando a Galli della Loggia dalle colonne del Corriere della Sera gli ha dato implicitamente ragione, scrivendo “ Il Pd scommette sulle risorse morali, prima ancora che materiali, della società aperta, di un mercato regolato, della democrazia liberale e quindi della divisione dei poteri e del potere…Non è un caso se, come ha notato a più riprese il Corriere, il Pd guarda da tempo alla esperienza dei democratici americani e alla straordinaria novità rappresentata da Barack Obama. Così come non è un caso se con il governo Berlusconi si è stabilita una inedita «special relationship» con la Russia di Putin. Davvero la storia non è un eterno ritorno dell’identico.”

E’ questa la strada da perseguire, quella che consentirà a tutti – qualunque sia la loro storia – di costruire un presente ed un futuro comuni.



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