Sinistra Liberale

Chi siamo

[Convegno dei Liberal PD di Roma il 29 febbraio]

Ci riconosciamo interamente nelle parole che Paolo Battistuzzi pronunciò nel 1994 : “Sono convinto da sempre che lo spazio liberale sia all’interno di una sinistra riformista e democratica, e che solo così si possa essere liberali e che solo con i liberali la sinistra sarà tale.”

Questa consapevolezza ha accomunato, lungo il secolo scorso, Piero Gobetti e Norberto Bobbio, Ernesto Rossi e Guido Calogero, Mario Pannunzio ed il gruppo de “Il Mondo”.

Il nostro obbiettivo è quello di riunire in un'unica forza politica i “riformisti”, convinti che, cadute le barriere ideologiche, esista un sistema di valori comune, un’intersezione, tra i riformismi liberale, socialista, cattolico, ambientalista del secolo scorso, capace di dialogare con una parte significativa della società italiana, con modalità di partecipazione nuove, che coinvolgano settori produttivi, associazionistici, civici, culturali, superando l’artificiosa e pericolosa antinomia tra società civile e comunità politica, parti necessariamente complementari di una democrazia moderna e pienamente rappresentativa.

Questa idea di riformismo, liberale e democratico, oggi si incrocia con le suggestioni del cattolicesimo democratico e sociale e con l’ecologismo, coinvolge le esperienze dei movimenti civici, di difesa della cittadinanza, del consumerismo.

Il riformismo nuovo, che farà da collante al Partito democratico è figlio di questa feconda contaminazione.

Essa tuttavia non dovrà risultare da un compromesso al ribasso tra le identità del passato, ma dall’affermazione nitida di una nuova identità riformista basata su un sistema di principi capace di rappresentare la società verso la quale tendere.

Riteniamo che questo sistema di principi dovrà fondarsi su una concezione di giustizia basata sull’equità, cioè sul massimo di libertà possibile eguale per tutti, nessuno escluso, con il solo limite della libertà altrui, e il massimo di opportunità di vita per tutti, diventando all’uopo necessaria la rimozione degli svantaggi ingiusti, all’interno di un rinnovato senso della società e dello Stato.

Il riformismo in cui crediamo è un riformismo coraggioso e forte, capace di ricercare e quindi governare mediazioni alte.

Contrastiamo l’adagio, assecondato da una vulgata interessata, secondo cui la radicalità antagonista è animata da calda idealità, ed il riformismo da freddo pragmatismo.

A noi pare vero il contrario.

Sono riformiste le più grandi e durature conquiste civili e sociali del secolo scorso, animate da una passione civile ed una carica ideale ineguagliate.

Il sistema di welfare inclusivo, i diritti del lavoro e sul lavoro, il nuovo diritto di famiglia, la scuola pubblica, i diritti delle donne, i processi di democratizzazione nelle aree dominate da regimi dittatoriali o teocratici, ed ancora prima le grandi riforme costituzionali ed istituzionali, tese a garantire partecipazione e controllo democratico:sono tutte vittorie riformiste, che si alimentano anche della capacità di generare e governare il conflitto, e che si situano tutte dentro la cornice della democrazia della partecipazione.

E’ questo il riformismo che deve fondare il partito nuovo: un riformismo capace di raccogliere le lezioni ideali della migliore tradizione democratica.

I riformisti, i Democratici diffidano invece delle invocazioni fideistiche, dei richiami alle identità minacciate, delle utopie indistinte che additano nemici da abbattere, che invocano la massa, mai gli individui pensanti.

I democratici, come noi li intendiamo, diffidano dei “senza se e senza ma”, urlati spesso da leadership opportunistiche, incapaci di costruire risposte di governo che servano a realizzare vero progresso, ed attente piuttosto a conservare rendite di posizione, spesso paradossalmente notabilari.

Il Partito Democratico che vogliamo costruire non dovrà essere custode di identità eterogenee, ma dovrà interpretare una nuova appartenenza, plurale ed insieme unitaria.

Non siamo interessati a difendere e testimoniare una identità minoritaria, ma piuttosto a costruire, insieme a storie diverse, un presente ed un futuro comuni, coerenti con una consapevole vocazione maggioritaria.

Riteniamo alcune questioni esenziali per l’affermazione di una politica nuova.

Antony Giddens invitava poco tempo fa a “non lasciare ai Verdi l’allarme sul clima”.

La provocazione va raccolta.

La questione ambientale si incrocia con una politica riformista innovativa, nella sua capacità di governare lo sviluppo secondo parametri di qualità e di innovazione.

I grandi temi ambientali hanno bisogno di una salda guida riformista, non possono rimanere appannaggio di nicchie minoritarie ed ideologiche.

Non crediamo alla esportabilità della democrazia con le armi.

E’ un paradosso inaccettabile.

Ma non rinunciamo ad interrogarci ed a trovare risposte al problema della negazione sistematica di diritti umani, civili, politici in tante parti del pianeta.

Nè risulta per noi irrilevante la differenza tra stati democratici e stati liberticidi.

Siamo anche noi tra i tanti che per una pace duratura in Medio Oriente invocano “Due popoli e due stati”, ma invochiamo anche “Due popoli, due stati, due democrazie compiute”.

Il nostro orizzonte culturale, politico ed istituzionale è da sempre l’Europa, che vogliamo federale, nello spirito che già fu di Luigi Einaudi, per il quale “La federazione europea spiritualmente mira a liberare l’uomo dalla necessità di difendere a mano armata il proprio territorio contro i pericoli di aggressioni nemiche ed a lui, così liberato, consente di aspirare a prendere parte, utilizzando al massimo le risorse del proprio piccolo territorio, alla vita universale.”

E con Ernesto Rossi ci sentiamo italiani “in quanto questa qualità ci dà modo di affermarci come europei”.

Non siamo per superare lo Stato sociale, ridurlo o che altro. Siamo per riqualificarlo, perché tenga conto delle nuove realtà, dei nuovi bisogni di tutela. Ma non possiamo farlo convivere con incrostazioni corporative, che tendono a tutelare i già garantiti.

Né crediamo che la riqualificazione dello stato sociale possa essere interpretata come giustapposta alla realizzazione di un mercato finalmente libero e concorrenziale.

Uno stato sociale moderno garantisce in concreto le pari opportunità, o meglio l’equità sostanziale, nel quadro di un sistema di mercato pienamente concorrenziale , dotato di autorità di controllo fornite di adeguati poteri, e capaci di tutelare il cittadino consumatore.

Una politica riformista esclude che si possano pensare le tasse come ad uno strumento di punizione sociale. E’ riformista invece un sistema fiscale centrato sul MERITO ( attraverso la tecnica delle agevolazioni, favorendo così i settori produttivi che meritano di essere incentivati) , sulla LEGALITA’( attraverso una legislazione semplice e stabile nel tempo, consentendo ai ceti produttivi di avere un quadro di riferimento duraturo sugli oneri fiscali da sostenere nella loro impresa economica), sulla EQUITA’ (attraverso una rigorosa applicazione del principio di progressività, collegato ad obbiettivi redistributivi).

Oggi noi diciamo che questa è la strada giusta, quella in cui ci riconosciamo, quella sulla quale abbiamo deciso di incamminarci.

Qualcuno ancora avanza come la nota figura mitologica con il capo rivolto all’indietro, vagheggiando purezze ideologiche ed incomunicabilità tra i diversi riformismi.

Non ci appassiona – lo diciamo per sgomberare il campo da equivoci – la questione della collocazione internazionale ed europea del futuro PD, se posta come pretesto per fotografare le storie diverse da cui proveniamo.

Ci interessa eccome invece se serve a dare risposte al presente ed al futuro.

Il PD dovrà stare laddove i suoi valori saranno meglio promossi e riconosciuti.

Anche individuando forme intelligenti e nuove di saldatura con le componenti del progressismo internazionali, socialiste, liberali, democratiche.

Il riformismo in cui crediamo e per il quale lavoriamo costituisce quindi la vera risposta ai tentativi di conservazione, di preservazione dei privilegi corporativi, di abdicazione dei principi di libertà e laicità.

In questa prospettiva il ruolo di Sinistra Liberale è quello di alimentare l’attenzione sulla centralità dei principi di libertà.

Scriveva qualche tempo fa Maurizio Ferrera sulle pagine del Corriere della Sera che “La libertà non può essere semplicemente aggiunta ai tradizionali discorsi di sinistra sull’eguaglianza e la solidarietà. Essa va riconosciuta e presentata come elemento costitutivo della giustizia sociale, in quanto garanzia di apertura, di auto-affermazione individuale, di non discriminazione.”

In questa prospettiva, con questa consapevolezza, con questi valori intendiamo prendere parte alla costruzione del Partito Democratico.

Link correlati:
[Nessuno escluso]
[Relazione Passalacqua 20 Novembre]
[Manifesto di Ventotene 1944]
[Messaggio del Presidente della Repubblica]
[dsonline.it ~ Sinistra liberale si schiera con la Quercia]

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